Sul tappeto rosa, oltre il muro della memoria
di Vilma Tognini — foto di Nadia Garbellini Tuena (Il Grigione Italiano)
È possibile parlare di una patologia invalidante attraverso l'arte? Si può tradurre in una partitura coreografica ciò che la scienza chiama malattia di Alzheimer? Per chi ha assistito a Pink Carpet di Nunzio Impellizzeri presso la Casa Anziani di Poschiavo, la risposta è senz'altro positiva.
Le emozioni sono il terreno comune dell'arte e delle relazioni ed è proprio da lì che Pink Carpet prende avvio: dalla prima relazione umana, quella con la madre, messa alla prova dall'esperienza dolorosa della demenza e trasformata in una sequenza di sguardi, gesti e movimenti. Pink Carpet è prima di tutto un atto d'amore di un figlio verso la madre, la volontà di conservarne la memoria attraverso il corpo e attraverso le mani, restituendo una gioia di vivere intatta.
Ma è anche un invito a superare lo stigma che ancora circonda la demenza, in favore di uno sguardo inclusivo capace di riconoscere, prima della malattia, la persona. Maren K. Sauer, danzatrice e interprete della coreografia creata da Impellizzeri, srotola il suo tappeto rosa: un luogo della mente, limite e confine fra sé e il mondo, ma anche terreno sul quale agire e confrontarsi.
La performance si è inserita nell'ambito della Giornata Mondiale dell'Alzheimer, accompagnata da una tavola rotonda con esperti della salute, familiari curanti e il coreografo Nunzio Impellizzeri, riaffermando come la comunicazione non verbale, il gesto e la presenza possano abbattere le barriere e costruire autentica inclusione.
